La Fetta di Polenta: una sfida architettonica

#architettura

di Elena Massa per redazione Post Spritzum

In molti conoscono il famoso edificio soprannominato dai torinesi Fetta di Polenta, ma forse non tutti l’hanno visto personalmente. Questa particolare abitazione è stata progettata dall’ingegnere Alessandro Antonelli, noto per la Mole Antonelliana simbolo di Torino. Il nome originale di questo edificio è Casa Scaccabarozzi, il cognome della moglie di Antonelli, e il suo soprannome è dovuto alla sua singolare pianta triangolare e al colore giallo dell’intonaco che la fanno sembrare proprio una fetta di polenta.

Casa Scaccabarozzi, lato su corso San Maurizio e via Giulia di Barolo (fonte lamiatorino.it)

Casa Scaccabarozzi, lato su corso San Maurizio e via Giulia di Barolo (fonte lamiatorino.it)

L’edificio è stato progettato nel 1840 per vincere una sfida, ovvero quella di riuscire a costruire su un esiguo pezzo di terreno più abitazioni; il lotto, e di conseguenza la casa, misura 4,35 m lungo corso San Maurizio, 16 m su via Giulia di Barolo e soltanto 54 cm sul lato opposto a quello del corso. Antonelli aveva tentato di ampliare l’area pensando di comprare il lotto limitrofo ma le trattative andarono in fumo e quindi l’ingegnere colse l’occasione per mostrare che era in grado di progettare un edificio anche nel poco spazio a disposizione.

Casa Scaccabarozzi, lato via Giulia di Barolo (fonte lamiatorino.it)

Casa Scaccabarozzi, lato via Giulia di Barolo (fonte lamiatorino.it)

Sezione e pianta dell'edificio (fonte wikipedia.org)

Sezione e pianta dell’edificio (fonte wikipedia.org)

Il progetto è un importante esempio di opera ingegneristica dell’epoca poiché uscì dagli standard di costruzione usati normalmente a causa della sua forma. Le fondamenta sono molto profonde per garantire la stabilità della struttura in mattoni e pietre, in totale ci sono 9 piani di cui 2 sotterranei per un’altezza totale fuori terra di 24 metri. Per ottimizzare gli spazi, Antonelli posizionò nella parte più stretta della costruzione la scala a forbice che collegava i vari piani e gli appartamenti e al fondo di essa, sul lato da 54 cm, ricavò un cavedio per far passare la canna fumaria, parte delle condutture idriche e i servizi igienici. Gli appartamenti furono arredati con mobili appositamente progettati.

Esternamente la Fetta di Polenta presenta il bugnato al piano terra (ovvero un rivestimento in pietra), ai piani superiori è intonacata di rosso e intervallata dalla scansione delle lesene (ovvero la decorazione architettonica corrispondente ai pilastri interni alle pareti) di colore giallo e dalle finestre anch’esse con cornice gialla e sfondate verso l’esterno per non occupare maggiore spazio all’interno. Dopo il terzo piano è presente una cornice che circonda l’edificio (solo nel 1881 venne completata l’abitazione con i piani successivi), la seconda è in corrispondenza dell’ultimo piano e coincide con il balcone continuo e l’ultima è quella della copertura. Antonelli fece largo uso di balconi aggettanti.

L’ingegnere e la moglie furono i primi ad abitare questa casa per dimostrare ai più scettici che era perfettamente sicura e stabile nella struttura. A dimostrazione di ciò, Casa Scaccabarozzi sopravvisse all’esplosione del Polverificio di Borgo Dora nel 1851, al terremoto del 1887 che rase quasi al suolo l’intero quartiere Vanchiglia e ai bombardamenti della seconda Guerra Mondiale!

La casa fu abitata anche dallo scrittore Niccolò Tommaseo, colui il quale scrisse il Dizionario della lingua italiana proprio all’interno della Fetta di Polenta.

Oggi questo edificio è adibito a galleria d’arte ed è possibile visitarla solo su richiesta privata.

Stay tuned!

Vista aerea dell'edificio (fonte cattivamaestra.it)

Vista aerea dell’edificio (fonte cattivamaestra.it)

Nessun Commento   |   Archiviato in Post Spritzum settembre 12, 2015